‘Racchiudere il buio’ Conversazioni su arte e black metal

Dice di sé Maikel Maryn:

Maikel Maryn nasce in una notte buia e tempestosa in cui il velo tra i mondi si assottigliava, forse perché era Samhain, più probabilmente per l’ultimo di una lunga serie di bicchieri riempiti e svuotati.

Di quello che c’era prima restano anni passati a scrivere, ad ascoltare pessima musica e accumulare conoscenze che fanno paura alla brava gente.

Scrive quello che vuole leggere: narrativa fantastica dalle tinte scure, infarcita di sesso esplicito, violenza efferata ed ettolitri di sangue.

…perché la vita d’ogni carne è il sangue… (LEV. 17:14)

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  1. In quali terre sei nato e cresciuto e che cosa di questi luoghi ti ha segnato maggiormente?

Non mi piace dare un’ubicazione precisa, diciamo solo che sono nato in una zona di confine tra tre province, praticamente un trivio di quelli cari a Ecate e dove si stipulano i patti con il demone del blues. In una terra dove il campanile conta quasi quanto la famiglia, crescere in una zona come questa, paradossalmente, mi ha insegnato a non avere appartenenza e a sentirmi a casa in qualunque posto vada. E poi mi ha insegnato a bere. Quello me l’ha insegnato pure troppo bene.

  1. Quando hai sentito sbocciare la tua passione artistica e quali sono state le tue fonti d’ispirazione?

Sarà una risposta scontata ma credo di averla sempre avuta. Uno dei ricordi più vecchi che ho è di me bambino che batto i tasti della macchina da scrivere di mio padre. Divoravo storie e ne confezionavo sulla falsariga di quelle che mi appassionavano. Ho iniziato con i fumetti e i cartoni animati, la lettura è arrivata dopo. Anzi, da piccolo, a scuola, per me era una tremenda rottura di coglioni. Odiavo gli esercizi di lettura e, di conseguenza, sfuggivo i libri. Credo che il sistema coercitivo della scuola si una delle maggiori cause di disaffezione verso la lettura e la letteratura.

Per quanto riguarda le fonti di ispirazioni, sono sempre state tante e mutano nel tempo, ma se devo trovarne  l’origine ti direi i fumetti americani di super eroi, gli anime con i robottoni e poi la mitologia greca e quindi l’epica classica. Se ti pare un minestrone senza senso lo capisco, ma se ci pensi bene queste cose hanno un tratto in comune: il superamento dell’umano.

  1. Quale percorso ti ha condotto alla musica estrema e, in questo nostro caso specifico, al black metal?

Sono abbastanza vecchio da ricordarmi quando non c’erano gli MP3 e il file sharing si faceva copiando in casa le cassette da amico ad amico, per cui la facilità di reperimento della musica che c’è adesso era semplicemente inimmaginabile per noi. Non avevo fratelli maggiori o amici metallari che potessero “istruirmi”, quindi la mia formazioni è stata molto caotica, ma onestamente di questo sono molto grato. Il mio è stato un più che altro un percorso “tematico”. Mi affascinava la mitologia, prima quella greca, poi quella norrena e celtica, il passo dalla fascinazione per il paganesimo all’interesse per l’occultismo è stato breve, per la gioia e la serenità dei miei genitori che mi trovavano in camera pile di libri su magia, satanismo e quant’altro. Mi è stato naturale avvicinarmi a certa musica che trattava questi temi. Ricordo la folgorazione nello scoprire i Death SS quando un amico mi allungò una cassetta su cui mi aveva registrato la raccolta “Horror Music”.

L’avvicinamento al black metal, anche se nella sua versione più mainstream, avvenne all’incirca nel 1996 quando incontrai un ragazzo con un incredibile talento per l’illustrazione. Chiacchierando finii per perdere l’autobus e lui mi tenne compagnia fino al passaggio del successivo, parlammo parecchio di musica e lui mi raccontò il suo amore per i Type O Negative e per i Cradle Of Filth che all’epoca conoscevo solo di nome. Qualche tempo dopo riuscii a recuperare “The Principle Of Evil Made Flesh” e “Vempire” in un periodo in cui ero particolarmente immerso nella narrativa gotica. Fu una folgorazione. Da lì ho scoperto il black sinfonico e poi quello true evil, un percorso a ritroso che attraversando Darkthrone e Marduk mi ha portato ad amare band fondamentali come Bathory e Celtic Frost.

Quel ragazzo, purtroppo, è morto, ma alcune delle cose che mi raccontò allora sono confluite nel racconto “Luna Nuova”, un modo per rendergli omaggio.

  1. Ricordi i tuoi primi concerti e le sensazioni che ti hanno suscitato?

I miei primi concerti erano principalmente concerti punk (e continuo a considerarmi in quel modo, nonostante gli ascolti siano molto vari) ed erano estremamente coinvolgenti. Al mio primo concerto “grosso” al forum di Assago ero talmente su di giri che, non trovando l’accesso alla parte di “platea” mi calai dagli spalti scavalcando le ringhiere di sicurezza e saltando giù. Io, che, ho sempre sofferto di vertigini.

  1. Quale autore o movimento letterario ti appassiona maggiormente? E a livello musicale c’è una band o un musicista in particolare che ti ha lasciato un segno indelebile?

Difficile dare una risposta secca qui perché davvero i miei interessi e i miei gusti sono sempre stati molto vari. Potrei dirti che il fantasy è il mio genere letterario preferito, ma se ti devo dire un autore che per me è un nume tutelare ti cito Bukowski per il suo modo così intenso e, a suo modo, romantico di descrivere una vita allo sfascio, l’amore sconfinato per le donne e le sue debolezze. Musicalmente ascolto prevalentemente metal estremo, e nel campo posso citarti come “band della vita” gli SLAYER, ma quello che mi ha segnato davvero è stato l’hardcore punk che per me non è stato solo un discorso di gusti musicali.

Ecco se dovessi fare sintesi di queste cose, Bukowsky + Slayer + HC, potrei dire che il mio punto di riferimento è Phil Anselmo dei Pantera, e questo dovrebbe farti capire quanto sto messo bene…

  1. Parlando delle tue radici, quanto familiari e amici hanno contribuito allo sviluppo della tua vena artistica?

Indirettamente credo che la mia famiglia abbia contribuito parecchio alla mia formazione, mio padre era appassionato di musica e un lettore di fumetti e di romanzi d’avventura, mentre mia madre dipinge. Queste cose, in qualche modo, mi sono filtrate attraverso e hanno lasciato qualcosa.

Se poi intendi un contributo diretto ti risponderei “nessuno”, ma sarei ingiusto. Di tanto in tanto capita che qualche amico mi dica inaspettatamente che mi ha letto e gli è piaciuto quello che scrivo, sono sorprese tanto gradite quanto inaspettate, ma si tratta comunque di cose che arrivano a posteriori. Nell’ultimo anno circa, però, si è creato un gruppo di persone che mi legge e mi supporta ma parliamo comunque di persone che non fanno parte della mia cerchia ristretta di conoscenze.

Solo di recente ho incontrato qualcuno che mi supporta (e sopporta) davvero nella scrittura e, ti confesso, che è una cosa talmente grande e talmente bella che a volte mi getta nel panico.

Purtroppo è molto comune che chi si dedica ad una propria passione non incontri la comprensione e il supporto di chi gli sta attorno. Lo sport di solito viene accettato e incoraggiato, la musica entro certi limiti se rientra nei canoni, ma quante madri o padri sono contenti quando i loro figli mettono su il primo gruppo black metal? Quando va bene vengono tollerati, ma nella maggior parte dei casi si trovano ad affrontare un atteggiamento di silenziosa disapprovazione o di aperta ostilità. E certo non vale solo per il black metal, vale lo stesso per tanti altri generi “strani” e per altre forme espressive, come ad esempio la scrittura.

Sentirsi dire “non ce la farai” o “ma chi vuoi che ti legga?” è una cosa orribile, considerando quanto tempo e quante energie ci metti, quando sei un ragazzo sono mazzate che ti azzoppano, ma reagisci con lo spirito ribelle dell’adolescenza, da adulto o ti tagliano le gambe o impari a fottertene.

La cosa che trovo più rivoltante è quando il supporto arriva a posteriori, quando magari ci sono i risultati, quando dalla tua passione inizi a tirare su qualche soldo, perché quello che viene apprezzato non è l’atto in sé ma la sua redditività. Grazie al cazzo.

Ecco se potessi dire qualcosa attraverso questa intervista, oltre a quanto sono maledettamente bravo, sarebbe questo: se qualcuno accanto a voi coltiva una passione stategli accanto, siategli di supporto, e per quelli che invece fanno le cose, ricordatevi che siete i vostri primi supporter, credete in quello che fate.

  1. Nel momento dell’esecuzione, quali sensazioni provi? E quanto conta l’aspetto razionale in una fase artistica che, diciamo, tende per natura ad un livello istintivo?

Capisco cosa intendi, ma no, non è così. Io scrivo, scrivere è qualcosa di molto più cerebrale del suonare o del dipingere. Non lo dico per sminuire le altre forme espressive, sia chiaro, è solo una modalità diversa. Per intenderci: quando suoni plasmi sensazioni con i suoni, quando dipingi lo fai con i colori, ma quando scrivi l’impatto non è altrettanto diretto, le parole, in se stesse, non valgono nulla, almeno in prosa. Un accordo in minore ha già una nota malinconica in sé, alcuni colori ti trasmettono certe sensazioni, altri te ne trasmettono di diverse, ma se io scrivo “allegria” o “tristezza” il lettore capisce il concetto ma non prova le emozioni. Per fargliele provare devi girarci intorno, creare l’atmosfera, dare il ritmo adeguato, usare le parole giuste. Praticamente scrivere è tentare di scoparsi il lettore, ma non glielo puoi dire così, che sennò quello si turba.

Quindi io scrivo e per me scrivere è come giocare con il lego o, se vogliamo farla più aulica, è lavorare di cesello. Ecco sì, per me scrivere è affine alla scultura, una cosa in cui sapere dove stai andando è fondamentale e il processo creativo sta tutto nel capire come cazzo arrivarci.

  1. Passando ad aspetti più sostanziosi, con cosa preferisci brindare e di quale pietanza non puoi fare a meno?

Non credo di avare pietanze indispensabili, mentre per il bere… beh, butto giù praticamente di tutto, dalle cose di qualità alle peggio birre da discount. Le cose che preferisco, comunque, sono la birra scura, il vino rosso corposo e i liquori secchi e lisci.

Insomma mi piacciono le cose “pesanti” un po’ in tutti i campi.

  1. Cosa significa per te immortalare la realtà o esprimere la fantasia con un frammento unico e irripetibile?

Essendo maschio non posso esserne certo ma credo sia qualcosa di simile (con le dovute proporzioni) all’avere un figlio. È qualcosa che tieni dentro di te a lungo, prendendotene cura, amandolo e allo stesso tempo smadonnandogli contro per come ti fa stare certe volte. Poi, dopo un lungo travaglio, è lì, fuori da te, sempre tuo ma allo stesso tempo del mondo. È qualcosa che ha in sé un certo senso di perdita ma anche una componente di esaltante orgoglio.

  1. Come vedi arte e musica al giorno d’oggi nel nostro territorio?  Quali sono gli accorgimenti o i consigli che ti sentiresti di esprimere con la tua esperienza?

Arte e musica sono messe a merda nelle tre Venezie come in tutto il resto d’Italia. Teniamo presente che in un Paese come il nostro, con un patrimonio storico-culturale sconfinato, abbiamo avuto un Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (Forza Italia), che ha dichiarato che “con la cultura non si mangia”, e un Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini (Partito Democratico) che ha bandito un concorso pubblico cercando musicisti che si esibissero durante le aperture notturne di musei e pinacoteche, esibizioni che si sarebbero dovute tenere a titolo gratuito ma con gli oneri dovuti all’EMPALS a carico degli artisti. D’altra parte non credo che ci si debba stupire, i rappresentanti politici sono lo specchio di come una società è e di come vorrebbe essere.

Personalmente ho visto dall’interno il disintegrarsi del mercato musicale e quello dell’editoria mi pare stia prendendo la stessa piega.  L’industria, che dovrebbe essere la prima a salvaguardare i suoi interessi, non è preparata e ha reazioni scomposte.

Credo che per migliorare le cose si debba ripartire dal basso, dagli artisti in primo luogo e dal pubblico, ma vedo segnali incoraggianti nell’underground. Venetic Black Metal Front è un progetto che ha lo spirito giusto, anche se è importante che rimanga aperto e accogliente, trincerarsi nelle nicchie è stato uno dei cancri del metal estremo. Ho visto l’interessante sviluppo del Venezia Hardcore e del suo fare rete che potrebbe essere un bell’esempio da seguire.

In ambito letterario vedo un bel fermento, si sta facendo comunità ed è un bel passo avanti rispetto alla distesa di piccoli orticelli che vedevo fino a poco tempo fa. C’è ancora molto da fare ma credo ci siano delle speranze per il futuro.

Ho sempre creduto che le cose debbano crescere dal basso.

  1. Quanto e come la tua arte è influenzata o correlata alla musica?

Moltissimo. In “Luna Nuova Annotata” c’è un’appendice dedicata ai consigli per l’ascolto in cui spazio dal metal estremo alla musica classica, e sono tutti brani che mi hanno accompagnato nella stesura del racconto seguendone o dandogli il mood. Anche “Larvae” ha un’ideale colonna sonora, anche se non l’ho esplicitata, forse più cupa e violenta, in accordo con il racconto.

Sembrerà strano ma per me scrivere una storia è un po’ come comporre un concept album e, anzi, una cosa che mi piacerebbe tantissimo sarebbe collaborare con un gruppo per un progetto musicale e letterario.

  1. Che opinione hai dei nuovi canali sociali e dell’influenza che hanno sulle arti e nei rapporti?

Io amo la rete, mi ha dato tantissimo in termini di lavoro, conoscenza e rapporti umani (e leggi questi tre termini in senso crescente di importanza). I social sono degli strumenti potenti e potenzialmente utilissimi, il grosso problema è che vengono usati senza consapevolezza ma, ti dirò, che la mancanza di consapevolezza parte da prima. La cosa che amo dei social è l’enorme capacità di interconnessione, quello che non mi piace è il fatto che tendano a diventare iper-pervasivi. Un esempio scemo ma neanche tanto: quando vado ai concerti odio con tutte le mie forze quelli che se ne stanno tutto il tempo a fotografare, filmare e fare dirette streaming, come se la realtà fosse tale solo se riprodotta. Troppo spesso a forza di condividere ci scordiamo di vivere.

Io ai selfie preferisco il pogo.

  1. Hai una tua “creatura” alla quale sei più affezionato?

Sicuramente “Luna Nuova” perché è stato il primo passo nel mio tentativo di scrivere narrativa seriamente, ma quando si tratta di scrittura la mia testa è sempre proiettata in avanti e la “creatura” a cui tengo di più finisce sempre per essere quella che deve ancora venire, quindi in effetti è meglio che mi muova e torni a scrivere…

  1. C’è una band black metal nel Triveneto che ti appassiona particolarmente?

Escludo le band del VBMF che apprezzo e stimo, ma sembrerebbe piaggeria se le citassi. Per il resto devo ammettere di essere fuori dal giro underground da anni e di conoscere poco l’attuale sottobosco black, quindi mi tocca pescare dal passato e ti direi gli Eneth, che mescolavano black metal e barocco veneziano e gli Evol di Padova, che sono state tra le prime band black ad esprimere una forte componente teatrale negli anni ‘90.

  1. Ultimo punto per chiudere in leggerezza: puoi dirci il paesaggio più suggestivo che hai mai visto ed un luogo che desideri visitare?

Paesaggi te ne citerei due. Il primo sono le sconfinate distese di nulla roccioso della Norvegia, ore di viaggio in mezzo a sassi, montagne, e pareti a strapiombo che ti fanno sentire davvero minuscolo. Il secondo è Venezia con la nebbia vista navigando lungo il Canal Grande: vedere i palazzi emergere dall’acqua e dalla foschia come scogli mi toglie sempre il fiato.

Posti in cui vorrei andare ne avrei un fottio, sia in Italia che all’estero, ma dovessi scegliere il viaggio della vita forse opterei per un coast to coast attraverso gli Stati Uniti per scoprire i luoghi e i paesaggi che hanno influenzato tanti dei miei autori preferiti, posti come Providence o Cross Plains.

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