Ad eterna memoria: produzione e distribuzione nel black metal

Da sempre il metal estremo ha avuto uno stretto legame con le copie fisiche specialmente quelle di tipo analogico come vinile e cassetta. Gli aspetti che rendono questo legame particolare e profondo non sono pochi, cercheremo quindi di elencarne alcuni di seguito.

Questo genere musicale nasce in un contesto e in un periodo storico segnati da una possibilità tecnologica basata sull’uso di vinili e cassette. Quest’ultime, in particolare, vedono una grande diffusione tra i giovani per il loro basso costo e la loro più facile reperibilità. I vinili, al contrario, essendo strumenti di maggior livello assumono quel valore diverso e quasi mistico che tuttora percepiamo. Da non sottovalutare che tutte le produzioni precedenti (la base degli ascolti all’epoca erano gruppi Heavy e Thrash), venivano appunto pubblicati in vinile. Il desiderio di imitare coloro che ci ispirano, che con la loro musica imprimono sensazioni indelebili non è poco, quindi perché non far come i “grandi predecessori” e immortalare la propria musica in vinile? Molte e molte altre ancora sarebbero le sfumature che hanno posto il vinile all’apice dei formati più ambiti, ma preferiamo concentrarci su argomenti più vicini alle possibilità e le realtà dell’epoca.

La cassetta, per questioni economiche fu utilizzata a maggioranza negli anni ’90 ed esattamente per lo stesso motivo, negli anni successivi al 2000 fu utilizzato il CD (solitamente CDr). Notiamo quindi che la norma era dettata dalle disponibilità, e non dalle necessità. Oggigiorno d’altro canto non c’è gruppo che non abbia una piattaforma dove pubblicare in digitale (YouTube, Bandcamp, SoundCloud). Il digitale, probabilmente mai potrà rimpiazzare gli altri formati, dato che ancora moltissimi cultori del Black Metal comprano solo cassette o vinili essendo parte di un canale di distribuzione totalmente a sé stante. Ricercano in essi i veri capolavori associando questi formati all’intenzione vecchia scuola nelle nuove produzioni, oppure vecchie gemme dell’underground mai scoperte.

“…Nel cosiddetto “vero” Black Metal non sarebbe necessario avere social network per promuoversi, però ora come ora è quasi alla base di tutto. I tempi cambiano, e di conseguenza cambiano anche i mezzi con cui promuoversi…” Adimere Records

Doveroso è quindi aprire un piccolo paragrafo a riguardo e scrivere un accenno al collezionismo: la ricerca delle stampe in determinate edizioni, una tiratura limitata o semplicemente l’acquisto degli album a noi più cari ha spesso generato un processo irreversibile che è quello del collezionismo. Da molti criticato evidenziando che spesso sfocia in puro materialismo, di per sé ha però un fondamento di onestà: è un indelebile archivio delle produzioni fisiche, impreziosito dall’attenzione e cura di cui necessitano gli oggetti così delicati. Le copie fisiche dunque non son semplicemente un mezzo attraverso cui ascoltare la musica ma vanno a comporre uno dei pilastri fondamentali dell’Underground: l’interazione tra le persone. Come in moltissimi altri generi musicali di nicchia le possibilità di confrontarsi con appassionati del proprio ambiente scarseggiano. Uno degli elementi che favoriscono la coesione tra i vari appassionati è appunto lo scambio e la vendita, obbligando un maggior contatto tra le persone che sia per posta elettronica, corrispondenza o di persona; cosa che assolutamente non avviene scaricando l’album in digitale da una qualsiasi piattaforma. A riguardo F.B. della Clan Of Exclusion, ci ha espresso un parere basato sulle sue esperienze, facendo il punto della situazione attuale per quanto amara e reale che sia: “Gli scambi sono la base della diffusione della musica underground. Attraverso i contatti diretti e il passa parola si costruisce una scena musicale e gli eventi ad essa legati. Purtroppo, dall’avvento del CD in poi molto del fascino racchiuso nel “Tape Trading” è andato perduto, diciamo intorno al 2005-2006. Ora con il proliferare di social network in cui condividere musica gli scambi perdono senso, specie se come in Italia il costo di una spedizione sta diventando proibitivo. L’unico modo per continuare a scambiare è cercare quando possibile di inviare come piego libri e rischiare. Altrimenti sono le versioni speciali, box ecc. ad avere ancora qualche giro. Ad ogni modo diventa sempre più difficile costruire una scena, nonostante i numerosissimi mezzi per tenersi in contatto, mi pare si sia persa l’autenticità e la voglia di portare avanti un progetto; oggi tutti si aspettano tutto e subito.”

Ci sono inoltre degli aspetti tanto controversi quanto affascinanti che riguardano i supporti fisici, primo su tutti la deteriorabilità: le copie fisiche si deteriorano (in primis la cassetta), ad ogni riproduzione lentamente si logora fino ad una totale “distruzione”. Unito ad una tiratura limitata aumenta l’aspetto “mistico” che spesso vien identificato con il termine KVLT, culto per l’appunto, di uno stile e approccio a 360 gradi. Per calarsi pienamente in questo mondo quindi, è fondamentale considerare che i supporti analogici ci obbligano a specifici comportamenti: per passare da una canzone all’altra bisogna spostare il braccetto con la puntina o avvolgere la cassetta, portandoci all’ascolto dell’intero album, e non come su CD e digitale che se una traccia non ci aggrada passiamo alle successive con un semplice gesto, snaturano in parte la produzione nella sua totalità. Più passi indietro facciamo, retrocedendo nelle tecnologie ed avvicinandoci al Cuore del genere, più coglieremo il suo vero Spirito.

Il supporto fisico permette l’inserimento di molto altro oltre alla musica, il vinile primo su tutti dove sin dai primi gruppi rock si trovavano testi, foto, poster, interviste e informazioni varie soprattutto nelle stampe di alto livello. All’epoca (non essendoci internet) le informazioni dei gruppi arrivavano da amici, fanzine o copie fisiche. Trovano qui “impiego” moltissime figure che curano gli aspetti d’arte grafica, i quali permettono di trasmettere molto più rispetto alla sola musica: ricordandoci che anche una semplice copertina, le grafiche e lo stile compongono il “biglietto da visita dei gruppi” essendo la prima cosa che ci potrebbe balzare all’occhio, di fondamentale importanza se si vuole arrivare a nuclei mirati di ascoltatori. Restando all’interno del concetto di produzione di qualità F.C. dell’Adimere Records ci porta le sue esperienze esponendoci in parte il suo concetto di etichetta: “…Ho avuto a che fare in passato, con etichette che stampavano in casa con carta fotografica che con il tempo sbiadisce. Io sono sempre stato contrario a questo tipo di approccio, cercando invece risultati professionali anche con basse tirature (50 o 100 copie)”…Il mio concetto di etichetta è quello di fornire ai gruppi ed al pubblico un prodotto di qualità ottima sia fisica che uditiva e di distribuzione a livello nazionale, europeo, o comunque il quanto più vasto possibile in modo da permettere ai gruppi di farsi conoscere… un ottimo esempio di quello che ritengo essere il supporto alla “scena”…”

F. Della Land Of Fog a sua volta ci ricorda degli aspetti promozionali correlati che ne gravitano attorno: “…La costanza, le relazioni col pubblico e la qualità dei prodotti fanno veramente la differenza. La pubblicità è importante, ma non di vitale importanza. Sicuramente il fatto di tener sempre aggiornato un sito, o le pagine Social dà alle persone maggiore fiducia e curiosità; Parlo sia per i gruppi che per le etichette…”

Come precedentemente detto la mancanza di internet un tempo, obbligava a comprare alla cieca oppure a fidarsi ai consigli delle fanzine o amici con cui ci si scambiava le copie; ora con l’espansione della rete i formati fisici hanno perso motivo di esistere? No, internet ci è di aiuto nel distinguere artisti validi da quelli che lo sono meno risparmiandoci l’acquisto di mille CD, sta a noi poi supportare i gruppi comprandone le copie o meno. Se noi non curiamo questo aspetto crolla il tessuto che regge l’Underground. Il vero significato di comprare le produzioni ad un gruppo è un simbolo, un segno (spesso vengono vendute a prezzi irrisori). Supportare un gruppo non è solo apprezzarne le produzioni, ma spronarli a comporre nuova musica e lavorare con più impegno essendo (la stampa materiale) per molti artisti il massimo raggiungimento e concretizzazione dei propri sforzi. Di per sé la rete ha portato anche altri vantaggi: permette all’ascoltatore senza eccessivi intermediari di poter scegliere lui stesso cosa preferisce, e non una casa discografica (in particolar modo le Major) che filtri ed indirizzi la musica dove loro ritengono opportuno. Non a caso le scelte delle Major coincidono con un maggior profitto, a scapito della Qualità e Libertà della musica. Oramai l’ascoltatore con i suoi “Mi Piace”, visualizzazioni ed acquisto di copie potrebbe imporre lui stesso la direzione eliminando intermediari eccessivamente influenti. Un particolare a riguardo ci viene esposto dalla Land Of Fog, evidenziandoci quanto sia complesso il rapporto tra le etichette stesse: “…La solidarietà e il supporto tra etichette esiste, anche se spesso più ci si mette in contatto con le “alte sfere”, minore sarà la facilità di interagire con queste. É incredibile il muro che ti trovi davanti a volte quando hai a che fare con nomi importanti. Quando la gente inizia a farlo solo per soldi i problemi iniziano.”

La Coniuratio Tridentina colpisce nel centro il medesimo argomento ma dal punto di vista dei gruppi ed il rapporto tra essi e le piccole etichette: “Non è facile per una band riuscire ad emergere in questi anni. Il seppur piccolo ‘mercato’ è ultra-saturo di release che escono in ogni momento, per la maggior parte dei gruppi del genere riuscire ad avere un contratto è pura utopia (anche se per molte forse è meglio così) ma è compito delle etichette DIY di adesso supportare ciò che si ritiene valido e meritevole di andare avanti. È qualcosa che va oltre l’incondizionato ed automatico supporto che potrebbe esserci nel ‘comprare il cd della band del mio amico’. Non bisogna badare alla quantità ma alla qualità per cercare di tenere il movimento ad un livello dignitoso.”

Dunque, arrivati all’apice di questo ragionamento non ci resta che chiederci se servono ancora le etichette. Le etichette servivano e servono oggi più che mai! Solo se si focalizzano su determinati stili o categorie, alle quali l’ascoltatore si rivolge per un determinato prodotto, certo, che nel vasto oceano delle produzioni Black Metal, di poter trovare quello che cerca senza cimentarsi in una ricerca infinita e di improbabile riuscita. Sono destinate a soccombere, o comunque a dover ricevere continui influssi di denaro per poter restare in vita le etichette che propongo di tutto e soprattutto di vari livelli qualitativi.

Le seguenti sagge parole della Clan Of Exclusion si collocano perfettamente come finale, a monito per tutti quelli che ancora amano questa musica: “..Le etichette underground sopravvivono per passione o perché riescono a ritagliarsi una nicchia di produzioni particolari. Gli appassionati e i collezionisti che spendono per supportare etichette e gruppi sono pochi e anche le difficoltà economiche degli ultimi anni hanno influito. Io credo ancora nell’importanza del concerto come momento per creare “giro”, ma la chiusura di molti locali e lo scarso supporto di cosiddetti “metallari” hanno influito negativamente su tutta la linea. Forse la chiave è l’amicizia tra gruppi e la capacità di aiutarsi e supportarsi a vicenda concretamente. La musica estrema può essere veicolo di idee e creatività che non devono andare perdute.”

S.

P.S. Le seguenti riflessioni sono opera di L.P. della War Kommand Productions, le quali abbiamo preferito collocare qui, esterne all’articolo e riportate nella loro interezza. Essendo cariche di ricordi e vibranti di emozioni sarebbe stato inutile frammentarle.

“La fine del supporto fisico in ambito musicale o editoriale (libri, riviste, fumetti) è ben lungo da essere prossimo. È impensabile concepire l’underground privo di quel qualcosa che ha contribuito a far nascere l’underground stesso. I fan dei gruppi, i gruppi stessi e/o il singolo appassionato di musica cerca, vuole…pretende il supporto fisico. C’è un legame quasi spirituale che lega il fruitore a quell’oggetto, poter toccarlo, riporlo sullo scaffale dopo l’ascolto e il riprenderlo in mano anche solo per ri-ammirare la copertina è un qualcosa di ancora troppo radicato nell’animo umano. YouTube o altri canali simili sono ottimi “trucchi” per scoprire (a volte anche per puro caso) nuove e ottimi gruppi o per sincerarsi sulla reale qualità artistica degli stessi. Certo, ci sono parecchi individui con una nutrita collezione di album in mp3 e nessun disco reale tra le mani! ma non li terrei in particolare attenzione. Di norma si tratta di gente presa dalla moda del momento che si improvvisano cultori del genere se non addirittura esperti, solitamente spariscono al nuovo cambio di tendenza.

Di sicuro queste nuove tecnologie ci facilitano la vita: prima si andava a naso…se ti ispirava la copertina o il nome o anche il luogo di provenienza del gruppo (quanta gente prendeva un album Black Metal solo perché “made in Norway”!). Il disco te lo portavi a casa, per poi avere anche qualche amara sorpresa…ma funzionava così. Sono favorevole quindi all’utilizzo di certi sistemi per scoprire/ascoltare nuovi gruppi, salvo poi il doveroso acquisto del prodotto originale.

È pur vero che si vendono meno album (e libri…) rispetto agli anni ’80/’90 ma è anche vero che il numero dei gruppi è cresciuto in maniera smisurata negli ultimi tempi, portando ad un intasamento del mercato e costringendo l’acquirente a drastiche scelte su cosa prendere o meno; aggiungiamo pure il momento non molto felice in cui viviamo e i costi sempre più alti (di tutto), non solo della musica. Ogni anno escono moltissimi album di buona/ottima qualità e avendo a che fare con etichette di tutto il mondo, mi arrivano quasi settimanalmente dischi di ottima fattura anche dai paesi più impensabili, ottimi album che quasi sempre finiranno inosservati o presto dimenticati. Non c’è un calo della qualità, ma bensì una sovrabbondanza di prodotto. Certamente i capolavori del genere, quei dischi basilari e immancabili in ogni collezione che si rispetti, sono già usciti: ogni periodo ha sfornato i suoi caposaldi, ma di “roba buona” ne vedo molta in giro, sta poi al singolo fare le proprie scelte su cosa acquistare o meno. Non ho mai concepito discorsi del tipo: “…dopo l’86/dopo meta anni ’90 non è più uscito nulla di valido…” Si tende sempre a mitizzare il passato, una fantomatica età dell’oro, come se in quel determinato periodo tutto fosse andato per la meglio. La nostalgia di alcuni o il “mito” creato da altri può essere talvolta controproducente. Io preferisco essere più realista..o concreto se preferite.

Nel corso degli anni il vinile ha preso un’aurea quasi mistica, da oggetto quasi in disuso a pezzo da collezione con cifre da capogiro. Ricordo con nostalgia i tempi quando i negozi e le mailorder praticamente ti tiravano dietro gli album in vinile e alle fiere del disco trovavi gli scatoloni in modalità 3×2….ho portato a casa tonnellate di vinili. Poi c’è stato un ritorno di fiamma (nera) verso questo formato che ha portato cose sia positive che negative, forse più negative in un certo senso…ma passo oltre, a riguardo si potrebbe scrivere un libro a sé stante!

Di positivo c’è la possibilità di avere molti album nel formato che più amo e che per molta musica meglio si adatta. Ora son tornate di moda le cassette; non ci resta che attendere il trionfale ritorno dei filmini in super 8. Ma vogliamo esser sinceri fino in fondo….non è forse una cosa ridicola e imbarazzante pretendere di essere un gruppo Black Metal “true” e underground per poi rilasciare demo/album solo in digitale?

La “semplice” (per chi non hai mai provato) realizzazione di un album richiede il lavoro e l’impegno di una folta schiera di disperati (se non è passione questa poi!) tra musicisti, grafici, produttori e piccoli editori come quelli presenti in questo articolo. Molta, molta, molta gente si deve muove per far uscire un singolo prodotto, una sinergia di varie anime che lavorano per lo stesso obbiettivo. Non basterà un po’ di tecnologia futuristica per fermare tutto ciò.”