Ad eterna memoria: L’evoluzione delle tecniche di registrazione nel Black Metal

Nel seguente articolo verrà trattato uno degli aspetti più celati ma allo stesso tempo affascinanti del Black Metal: la Registrazione.

Partendo col presupposto che questo argomento si rivelerebbe ostico dato che può spaziare da un campo all’altro della musica, ci soffermeremo a ragionare su quelle tecniche utilizzate per imprimere sensazioni “crude” identificative di questo genere musicale pieno di risvolti sconosciuti, i quali spesso vengono citati solo in racconti e dialoghi tra conoscenti ed amici e mai trattati tecnicamente o scritti altrove.

I primi gruppi Black Metal del nord-est nascevano agli albori degli anni ’90, quando ancora questo genere era pressoché sconosciuto dagli ascoltatori metal e non. I contatti con altre realtà al di fuori della piccola cerchia di amici (spesso abitavano a pochi km di distanza) si limitavano a qualche raro concerto e alle fanzine fotocopiate e distribuite alla meno peggio. La sete di musica estrema spesso trovava sfogo nei primi rari album importati dal nord europa reperibili nei negozi di dischi. Grazie a tutto questo si formava un substrato fertile che lasciava ancora spazio alla creatività. Pochi erano i dogmi impartiti dai predecessori scandinavi: il panorama Black Metal del nord-est era una storia ancora tutta da scrivere. Qui trovano luogo opportuno le parole di Fredrik :

“La mia prima esperienza di registrazione risale ai tempi dei demo, quando ancora tutto veniva più naturale, più vero probabilmente dettato anche dal periodo che furono gli anni 90. Le prime registrazioni erano frutto della totale ispirazione del momento; non era nulla di preparato, un microfono posizionato alla meno peggio nel punto in cui avrebbe ricavato il suono migliore da ogni strumento e poi via, si partiva a registrare suonando tutti assieme, con il classico mangia cassette, sperando che nessuno sbagliasse durante la canzone, sennò bisognava ripetere tutto da capo. Ma erano anche queste le cose che hanno reso uniche le prime incisioni. Ricordi che rimangono unici, ma purtroppo intrappolati in quel periodo di tempo magico che erano gli anni 90. Poi con gli anni che passano, cambiano anche le tecnologie e magari anche qualche soldo più in saccoccia e arrivò il primo multitraccia! Cambiò totalmente l’approccio alla registrazione, in quanto si potevano usare più microfoni e ovviamente registrare separatamente gli strumenti, pur mantenendo ugualmente suoni selvaggi e primitivi degni del vero Black Metal. Purtroppo oggi come oggi invece siamo passati all’editing selvaggio, alla ricerca del suono perfetto sfruttando effetti e schifezze varie per arrivare al suono perfetto magari, ma che c’entra ben poco con quello che viene definito Black Metal”.

Vediamo quindi quali erano i primi strumenti utilizzati per registrare e come ci si approcciava; I pochi studi di registrazione utilizzavano strumenti dispendiosi come microfoni di alta qualità, sale insonorizzate e registratori multi traccia a bobine (Reel to Reel).

[I registratori a bobine erano strumenti ingombranti, delicati, dal funzionamento complesso e dispendiosi sia in tempo che in denaro. Permettono normalmente la registrazione di 4 tracce indipendenti ( successivamente fino a 24). In un qualsiasi punto dato del nastro, ogni traccia del dispositivo può essere in registrazione o in riproduzione, ad esempio: registrare la seconda traccia mentre la prima è in riproduzione e così via. Questo processo si può ripetere fino a che tutte le tracce disponibili sono state usate o, come succede in alcuni casi, riusate. Le interruzioni tra una canzone e l’altra venivano fatte manualmente tagliando il film della bobina in corrispondenza dell’inizio e della fine delle tracce e aggiungendo tra questi strisce di carta. Tutto ciò comportava una bassissima manipolabilità e la necessità di effettuare la regolazione dei volumi e dei suoni (mixaggio) prima della registrazione, e in alcuni casi il master finale. Dunque la qualità era minore del digitale ma donava il tipico timbro analogico. Il suono infine usciva dal dispositivo in stereo (canale L + R).]

Tutta questa tecnologia rimaneva quindi al di fuori della disponibilità economica dei giovani, spesso adolescenti. Le opportunità ricadevano in quei strumenti già in possesso come registratori compatti a cassetta o nel migliore dei casi piastre “magiacassette”, parti di qualche stereo HI-FI. Questa strumentazione era altamente limitante poiché obbligava a registrare con un massimo di due canali (L e R), anche se spesso veniva utilizzato il mono, comportando produzioni di scarsa qualità. Da non sottovalutare è la disponibilità di spazi dove i giovani riuscivano a registrare: oggi siamo abituati ad una gran disponibilità tra sale insonorizzate private o pubbliche accessibili a tutti ma 20 anni fa la faccenda era ben diversa. Bastava uno scantinato, un garage o qualsiasi altro posto dove si poteva far abbastanza casino senza infastidire il vicinato e il gioco era fatto. Il demo Abisso d’Odio, come ci raccontava tempo fa Umbra è stato “…Registrato da noi in una sala prove a Longarone in un ex macello comunale, chiuso a fine anni 90 (ricordo) per un incidente sul lavoro dove morì una persona. Non trovo informazioni su questo episodio ma io sapevo che venne chiuso per questo fatto. Riconvertito in sale prove dal comune intorno al 2005/2006. Lo abbiamo registrato in multitraccia con materiale molto basico (quello che avevamo fondamentalmente), strumento per strumento. Batteria microfonata con 4 microfoni (il minimo possibile direi) e mandata su un mixer e poi dentro il pc, idem per voce e per i vari altri strumenti. Mixaggio e “mastering” fatto in casa un po’ alla bene meglio. Al tempo eravamo in 3, senza batterista. La batteria ce la registrò un ragazzo di Belluno che suonava Death Metal in alcuni altri gruppetti locali…”

Si registrava nei posti più disparati come in questo caso, anche se spesso sulle copie fisiche si leggevano nomi di studi che incutevano un certo timore reverenziale a chi non conosceva i fatti, anche dopo numerosi anni, questi studi non erano niente più che gli scantinati di qualcuno dei componenti. Queste scelte stilistiche che aumentavano un’aura mistica attorno a molti gruppi si rivelarono un tassello fondamentale della complicata struttura dell’underground.

Anche Bestia ci ha detto la sua a proposito, dimostrandoci che queste situazioni erano la norma per moltissime altre realtà : “Quando ho registrato il mio primo demo nel 1997, ho cercato di coniugare l’essenzialità dei mezzi con l’essenzialità della musica. Era un Black Metal grezzo, con solo voce, basso distorto e batteria. Abbiamo registrato in un garage, con un mixer 4 tracce, microfoni attaccati con lo scotch, in un pomeriggio…”

Con le nuove tecnologie arrivano i primi registratori multitraccia a cassetta.

[Il multitraccia a cassetta era relativamente compatto, dal funzionamento semplice e non eccessivamente costoso. Simile al multi traccia a bobine, si ha la possibilità di registrare da 4 fino a 8 tracce( inevitabilmente ridotti dallo strumento a 2 canali: un L e un R) più tracce significava più interferenze e minor qualità. La norma era comunque con la classica cassetta che noi tutti consociamo a 4 tracce(L+R a sinistra e L+R a destra), questo spiega il perché si possa registrare/riprodurre da entrambi i lati. Nel caso dei multitraccia invece si registrava su tutte e quattro nello stesso verso, richiedendo quindi un particolare tipo di cassetta (Metal o CrO2) chiamate cassette di tipo 2 (TYPE-II). Si aveva la possibilità di regolare i singoli volumi, equalizzazione ed in rari casi gli effetti, conferendo a questo strumento un’ottima manipolabilità. Il suono così impostato esce quindi dal multitraccia (in canale L e R) per entrare nella classica piastra dove viene registrato in una cassetta vergine standard. Esistono anche multi traccia digitali, oggigiorno ritenuti obsoleti data la comodità di utilizzare direttamente il computer. ]

Con la possibilità di registrare i vari strumenti in momenti separati ha portato molti cambiamenti all’approccio che si aveva verso la musica: un singolo musicista poteva suonare lui stesso tutti gli strumenti dando così vita a numerose “One Man Band”, progetto difficilmente attualizzabile con strumentazioni antecedenti.

Vediamo dunque che le possibilità di creare musica fuori dai canoni aumentavano, ma non tutti abbandonavano la tradizione e continuavano ugualmente a registrare in una singola ripresa tutti gli strumenti contemporaneamente, comunemente chiamato “One Take”.

[La registrazione One Take, come ne preannuncia il termine è una registrazione dove tutto è ripreso simultaneamente, non necessariamente era un metodo di minor qualità, anzi: si poteva registrare nello stesso momento con un singolo microfono posto tra i vari strumenti fino a isolare in stanze diverse i singoli strumenti con microfoni dedicati ( come negli Studi di alto livello). Con l’arrivo dei computer si passò da un mixaggio che doveva essere effettuato necessariamente dal mixer, ad utilizzare schede audio a più ingressi che permettono di isolare il segnale di ogni microfono e crearne una traccia dedicata negli appositi programmi, ogni elaborazione del suono quindi poteva esser fatta in qualsiasi momento dopo aver registrato.]

Spesso chi utilizzava questo metodo non utilizzava il metronomo, anche se la metrica non era delle più precise lasciava libero sfogo alle dinamiche ed interpretazioni delle singole parti dando all’ascoltatore la sensazione di un concerto dal vivo. Un’altra alternativa era registrare in più sessioni.

[La registrazione in più sessioni consiste nel registrare i singoli strumenti in momenti diversi, solitamente dopo aver impostato il metronomo si registra una traccia bozza con la chitarra che serve da riferimento, si registra la batteria e,dopo aver eliminato la vecchia bozza di chitarra la si registra nuovamente, di seguito vengono il basso le tastiere (o altri strumenti) e la voce.]

Oggigiorno è il metodo più utilizzato dato che permette una migliore gestione e cura di ogni strumento, a cui possono essere concentrati spazi,microfoni e attenzioni singolarmente. era già utilizzato precedentemente con i multitraccia ma con l’avvento del computer la sua ascesa fu inevitabile. IL PC presto si rivelò uno strumento versatilissimo ed in grado di inserirsi nel mondo della musica molto rapidamente.

[Il segnale audio può entrare nel computer grazie ad un’ interfaccia comunemente chiamato Scheda Audio, solitamente ogni computer è provvisto di una scheda audio basilare integrata nella Scheda Madre ma nel campo della Registrazione si fa sempre affidamento a schede esterne appositamente studiate che garantiscono un’ampia frequenza di campionamento (maggiore qualità) e una o più entrate utili se si vuole registrare contemporaneamente tracce indipendenti per ogni microfono. Le entrate (input) possono essere XLR, jack o raramente RCA . Il segnale digitale viene gestito con vari programmi dai quali è possibile fare praticamente ogni cosa.]

Arrivati ad un punto in cui si ha a disposizione ogni tecnologia possibile a prezzi accessibili si pensa che il mondo della musica straripi di produzioni valide ma non è affatto così, dato che spesso tutti questi strumenti sono un mondo troppo ampio e conducono facilmente in errori grossolani che diminuiscono drasticamente la qualità.

[Esistono quindi una serie di comportamenti che sarebbe meglio evitare per garantire una produzione genuina: L’errore più frequente è il continuo passare da segnale analogico a segnale digitale. Il segnale analogico è il più naturale dove troviamo un’onda sinusoide che se viene convertito in digitale, si trasforma in un’onda campionata e ricostruita come un’onda quadrata formata da tanti “gradini”, più la frequenza di campionamento sarà alta più piccoli saranno i “gradini” garantendo una maggiore fedeltà del suono. È fondamentale ricordare che ad ogni manipolazione del suono non si può più tornare indietro, e più lo si manipola più sarà “fragile”.]

Oramai anni luce da quel suono grezzo e vibrante delle prime produzioni Black Metal, le sonorità sono in continuo mutamento e non per questo una degenerazione ma la creazione di un qualcosa di inesistente. In questo genere maggiormente si ricerca ancora soluzioni di registrazione “anomale” ma che hanno dato notevoli risultati: basti pensare che, come ci è stato raccontato da Umbra riguardo allo split Anathema Ritualis–Tumulus Animatus/Strix :

…Le chitarre le abbiamo registrate all’aperto durante un giorno di pioggia vicino al bosco che circonda la casa dove abitava il nostro vecchio chitarrista ad Arsiè vicino a Ponte Nelle Alpi…con l’ampli attaccato alla presa elettrica del garage con una prolunga e messo all’aperto e microfonato (il microfono era riparato da un ombrello siccome appunto pioveva)…

La registrazione quindi, prende un significato molto più ampio: pari passo con le melodie e la struttura delle canzoni contribuisce a creare lo stile di un gruppo. È importante quindi considerare almeno in minima parte ciò che si vuole ottenere dalla propria musica senza ricadere in registrazioni eccessivamente ricercate quando la struttura melodica andrebbe a cozzare in ambito stilistico. Il concetto della “formazione del suono” è ben espresso da Berghof:

“Il nostro stile di registrazione nel tempo ha subito un evoluzione. Nei primi lavori ricercavamo un atmosfera grezza e oscura facendo riferimento alla scena black dei primi anni 90 (il primo demo Chelmno è stato registrato con un 4 tracce in analogico) tenendo presente che la struttura musicale si adattava molto con questa idea di registrazione, nei lavori successivi c’è stato un cambiamento di mentalità restando sempre coerenti con l’attitudine del genere…la composizione dei riff è diventata più elaborata ovvero con una struttura leggermente più tecnica ma sempre molto diretta sia per Chelmno che per Moriar, quindi c’è stato il desiderio di sperimentare una registrazione diversa meno caotica usando dei programmi che potessero andare andare pari passo con questa nuova visione musicale, evidenziando di più il riff mantenendo un suono sempre molto glaciale. Dal mio punto di vista è stata una cosa positiva perché mi ha spinto a provare qualcosa di innovativo nella registrazione della chitarra..un suono più personalizzato e più muro sonoro.”

Difficile è per noi trarre delle conclusioni su cosa sia più giusto o sbagliato ma troviamo fondamentale il concetto che una produzione grezza non vuol dire di bassa qualità, spesso in troppi dedicano eccessive energie per valorizzare la propria musica con registrazioni d’alto livello dimenticando tristemente di impegnarsi nella stesura di valide melodie.

La dedizione al vero culto dell’underground è comprenderne a pieno lo spirito e tramutarlo in Musica.

S.