Utilizzo dell’inglese nella stesura dei testi

La seguente postilla fa rifermento alle Brevi considerazioni sulla lingua di un brano, pubblicate precedentemente su questa stessa piattaforma. Si desidera fare alcune riflessioni aggiuntive sull’utilizzo della lingua inglese.

Nel articolo citato si menzionano tre motivi che hanno contribuito alla diffusione del idioma inglese come lingua più utilizzata nel black metal: una sorta di eredità trasmessa dai generi che lo hanno ispirato, la possibilità di comunicare il proprio messaggio a un numero di persone maggiore e, infine, l’opportunità di commercializzare il proprio lavoro presso un pubblico più ampio. Ferma restando la validità di tali argomentazioni, è doveroso aggiungere un ulteriore punto: l’utilizzo dell’inglese come conseguenza della scarsa attenzione rivolta al testo del brano.

Non diciamo nulla di nuovo affermando che una (buona) parte dei gruppi black metal considera il testo della canzone come un elemento secondario e, talvolta, del tutto irrilevante. Gli sforzi vengono concentrati sulla creazione dell’atmosfera (in tutte le sue sfumature ed accezioni), del ritmo, della melodia e della struttura portante del brano. Il cantato viene spesso visto come un semplice riempitivo, alla pari degli altri strumenti, proprio perché “urlato” e di non facile compressione per l’ascoltatore. Tale funzione, naturalmente, resta valida ma tende a mettere in secondo piano il messaggio che si presume una canzone debba avere.

Dato il ruolo marginale attribuito al significato delle parole, l’utilizzo della lingua inglese diventa una scelta naturale. Essa permette di riciclare quanto già espresso da altri gruppi con uno sforzo minimo. L’affinità delle tematiche che lega moltissimi esponenti della corrente black metal (e in generale del metal estremo) facilità questa funzione di omologazione, con la ovvia conseguenza di perdita di ogni significato e profondità dei brani. Come risultato ultimo si ha la perdita d’identità del gruppo stesso e la stagnazione dell’intero movimento. Se, poi, l’uso dell’inglese fosse finalizzato all’espansione delle possibilità commerciali, la scelta si rivelerebbe del tutto controproducente, rendendo ancor più difficile distinguersi dalla massa.

Merita attenzione, infine, anche il complesso rapporto che alcuni gruppi hanno con la lingua madre. La volontà di ricorrere a un linguaggio diverso dal natio nasconde per certi versi la vergogna del proprio. Forse perché esprimere un pensiero nella lingua di tutti i giorni richiede uno sforzo maggiore di onestà intellettuale? Non conosciamo la risposta a questa domanda. Possiamo, però, osservare come l’intrinseca difficoltà nella stesura di un testo e nella comunicazione di un’idea venga resa ancor più ardua dall’utilizzo di un linguaggio di cui non si ha totale padronanza. Sia chiaro, ciò non preclude completamente la possibilità di esprimersi al meglio. In particolar modo, la natura della lingua inglese permette soluzioni proprie che possono essere molto funzionali a ciò che si desidera trasmettere.

In estrema sintesi, la scarsa attenzione alle parole, l’uniformazione delle idee e la fuga da lingue madri ha contribuito alla mancata affermazione di un’identità territoriale nel movimento black metal nostrano, sia nazionale che regionale. La mancanza di un senso di appartenenza ha creato una cultura elitaria, di sfiducia e senza dialogo. Per quanto riguarda gli ascoltatori, invece, questo non ha permesso di avere un punto di riferimento per avvicinarsi ulteriormente, apprezzare e diventare parte di un vero movimento.

Si perdoneranno le divagazioni e la poca chiarezza di queste riflessioni. Con la speranza di stimolare i cuori, si ribadisce con fermezza quanto già detto precedentemente: non importa la forma, bensì il sentimento che si cela dietro.

D.