Brevi considerazioni sulla lingua di un brano

L’argomento trattato nella presente testimonianza possiede una natura complessa, quantomai personale e di ostica esposizione. Sebbene richieda ben più profonda ed accurata analisi, riteniamo tuttavia che valga lo stesso la pena di accennare almeno uno spunto di riflessione, inerente la problematica della lingua da adottare per le liriche del proprio brano e ciò che ne consegue.

Le fondamenta passionarie del back metal si sono sviluppate in uno stile musicale violento, scarno, dove i suoni dominano incontrastati e le composizioni puntano a infrangere i dogmi del melodioso. Eppure, il pensiero e il messaggio di rifiuto e repulsione sono stati primari nella decisione di creare delle melodie avverse ad un orecchio canonico e conservatore. Le poche parole incomprensibili “urlate” dai cantanti non sono secondarie, sono il viatico verso la concezione oscura e gelida che caratterizza il movimento intero.

In effetti, il buio assume in maniera ossimorica i connotati della luce: se finora ciò che ci è stato decantato come buono e puro si è invece rivelato come un’ipocrita mistificazione del reale, noi scegliamo il male, più onesto, sincero, immediato e, forse, non così negativo. Il buio è la nostra luce.

Riassumere una visione occulta e senza dubbio intricata solo in pochi minuti di canzone e con poche righe di testo, va da sé che rappresenta un’ardua impresa. La musica diventa così, grazie alla sua natura immediata ed empatica, il vero strumento per smuovere le menti più di quanto non lo sia il messaggio verbale. L’immagine truce e funebre poi crea il primo fronte di aggressione emotiva e riflessiva, dal momento che la vista gode di primaria importanza fra le sensazioni umane. In merito alla teatralità e alla scenografia varrebbe la pena spendere molte più parole, ma non sarà questa la sede di tale trattazione che per ora preferiamo accantonare.

Nonostante le fortissime orgini nordiche del black metal, la lingua che ha dominato le stesure dei testi è senza dubbio l’inglese. In quanto idioma più diffuso nel mondo e, in modo specifico, nel mondo della musica, inflazionato soprattutto dall’onnipresenza americana e in misura minore da quella britannica, l’inglese è stato il punto di partenza per i brani delle famigerate band scandinave (diamo per assodata la presenza di Celtic Frost o Venom e altri, ci concentriamo qui sul vero cuore pulsante del BM, la Norvegia prima, poi Svezia, Finlandia, ecc.).

Primo: i generi da cui prende spunto il black metal adoperavano l’inglese per larga parte ed esso ne ha subito gli strascichi. Secondo: un messaggio poteva arrivare a più persone tramite l’inglese. Terzo: si può tranquillamente pensare che col passare del tempo sia cresciuta anche un’idea più commerciale, ossia che tramite l’inglese fosse possibile aggredire un’audience più ampia.

Eppure, poco alla volta, l’adozione delle lingue natie ha eguagliato e, in certi casi, soverchiato la lingua della comunicazione globale. Per noi questo è stato un bene. Il forte sostrato nazionalistico e folklorico a cui la musica estrema si richiama, ha permesso un rapido sviluppo delle parlate autoctone o addirittura l’adozione di lingue morte (latino su tutte), dando adito ad uno stravolgimento che non era più a questo punto solo estetico, ma decisamente concettuale.

Oltre ai contenuti dei testi, anche la musicalità delle parole giunse ad essere un manifesto di ribellione.

A nostro avviso, fu persino migliorativo, considerando le lingue germaniche. Le asperità delle lingue germaniche sono perfette con la glacialità delle distorsioni, possiedono invero una potenza sobria ed evocativa che sposa con magnificenza il contesto ermetico e buio del black metal nei suoi primordi.

L’abuso della lingua inglese e la monotonia dei suoi termini sono stati rimpiazzati dalla freschezza di parole e suoni nuovi alle orecchie dei più, suscitando una curiosità rinnovata, veicolando una musica che finalmente potesse dirsi innovativa e puramente passionaria. Nessun filtro, nessun compromesso.

Il carisma e il fascino delle band più rappresentative ha fatto conoscere e ammirare il black metal in ogni parte del mondo, tanto che sono nate negli anni emulazioni improbabili e stereotipi farseschi, come ad esempio gruppi che pretendono di cantare in antico norreno provenendo magari da Stati che nulla hanno a che fare con gli eredi dei vichinghi. Ma ha permesso lo sviluppo di un credo sempre più legato a valori personali e non speculativi, territoriali e non multi-nazionali (nel senso più spregiativo possibile).

Quel pizzico di misantropia e orgoglio ha per lo meno ispirato un certo ritorno alle tradizioni ed alle origini. Così, nei vari Paesi, è stato possibile assistere alla nascita di innumerevoli formazioni musicali dedite alla propria lingua e cultura, da est a ovest, da settentrione fino al Mediterraneo, persino nei luoghi più remoti del mondo.

Ribadiamo, questo è un bene. Chiunque coltivi con sana misura l’orgoglio delle proprie radici merita rispetto. Solo con la coerenza e la fierezza del proprio passato si può imbastire una collaborazione equilibrata nel futuro; il rispetto altrui deve necessariamente passare per il rispetto di noi stessi e dei nostri valori.

Come necessaria conseguenza del breve e stringato discorso qui esposto (si perdonerà la sintesi spesso scarna e ombrosa), noi sosteniamo con forza la valorizzazione della lingua natìa nel cantato, sia essa ufficiale o dialettale. Non escludiamo l’inglese né lo rifiutiamo, ben inteso. Che sia però dato merito alle sonorità ed alle sfumature di ogni lingua, quando questa viene adottata con testa e cuore, venga elogiato chi ne usa più d’una, se questo può voler essere un modo per render più chiaro un messaggio o imbastire una nuova forma di aggregazione fra gli amanti del genere.

Ogni lingua possiede parole uniche, suoni e vocalismi eccellenti; non abbandoniamo noi stessi a dettami preimpostati o a luoghi comuni che avvelenano la mente e intorpidiscono la creatività. Dobbiamo avere il coraggio di stimolare, appassionare e se necessario risvegliare con vigore coloro che possiedono un fuoco interiore, dobbiamo attizzarne le fiamme dell’intelletto e scatenare l’entusiasmo dei sodali a noi vicini. Da troppo tempo esiste un nefasto torpore negli esseri umani, scuotiamo col nostro canto e le nostre melodie questa orrida incoscienza!

Con ogni lingua, con ogni suono, purchè sia fatto col cuore.

M.

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